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San Francesco di Paola

3san-francesco-di-paolaNacque a Paola il 27 marzo 1416, da Giacomo D’Alessio, o Martolilla,, e da Vienna da Fuscaldo. Avendo manifestato subito dopo la nascita una grave infezione all’occhio sinistro la madre fece voto di farlo rimanere appena divenuto più grande in un convento di frati in cambio della guarigione. Ricevuto il miracolo appena ebbe compiuto 15 anni fu portato nel convento di S. Marco Argentano, dove visse per un anno. Trascorso l’anno votivo insieme ai genitori compì un viaggio per le maggiori mete spirituali italiane, Assisi, Roma, Monteluco, dove conobbe degli eremiti ed ebbe modo di apprezzarne l’esperienza. Di ritorno dal viaggio volle ritirarsi in una grotta appena fuori Paola, ed iniziare l’esperienza eremitica di preghiera, solitudine e lavoro. Trascorsero alcuni anni e fu avvicinato da alcuni eremiti che vollero seguirne l’esempio, così il suo carisma eremitico diede vita ad una congregazione. Con i primi seguaci fondò il primo romitorio intitolato al Santo di Assisi. Nel 1470 il suo stile di vita, fattane richiesta al Vescovo di Cosenza Mons. Pirro Caracciolo, ebbe la sua prima approvazione. In seguito ebbe richiesta da alcuni comuni calabresi di costruire dei conventi, tra cui Paterno, Corigliano, Spezzano, inizia l’espansione della sua congregazione che più tardi diverrà l’Ordine dei Minimi. Nel frattempo cresceva la sua fama di santità, e nei luoghi in cui costruiva i suoi conventi si moltiplicavano i miracoli, scrive il suo primo biografo «era un miracolo se non faceva miracoli...». Avuta l’autorizzazione dai re di Napoli le sue costruzioni si estesero anche in Sicilia, viaggiando verso la quale compì il famoso miracolo dello Stretto di Messina che attraversò sul suo mantello. La fama della sua santità giunse alla corte di Francia, dove il re Luigi XI, gravemente ammalato, pensò di far venire dall’Italia S. Francesco per operare il miracolo della sua guarigione. Tramite il papa Sisto IV fece ingiungere al santo di Paola di recarsi in Francia. Nel 1483 S. Francesco parte per la Francia da cui non ritornerà più. Dopo un lungo viaggio di circa due mesi, con alcuni eremiti giunge a Tour. Lì per continuare la sua vita eremitica si ricava una grotta nel giardino della reggia e nel frattempo visita giornalmente il sovrano richiamandolo per la sua condotta dissoluta e intercedendo per i poveri del regno di Francia vessati dalle tasse regie. Nonostante le insistenze del re il paolano non compie però il sospirato miracolo, ma lo aiuta a prepararsi all’incontro con Dio. Morto Luigi XI, S. Francesco rimane alla corte di Francia come consigliere del re anche con Carlo VIII. La congregazione aveva nel frattempo ricevuto dal papa Alessandro VI, 26 febbraio 1493, l’approvazione della prima Regola. Tramite la corte di Francia Francesco entra in contatto con i sovrani spagnoli che lo invitano ad estendere la sua congregazione anche in Spagna, e così nel 1502 si aprirono le prime fondazioni in quel territorio. Alla prima redazione della regola ne seguirono altre due e la quarta ed ultima fu approvata il 28 luglio 1506 dal papa Giulio II pochi mesi prima della morte del santo che avvenne il 2 aprile 1507 a Tours. Il suo corpo fu tumulato nella cattedrale di Tours accanto a quello di S. Martino. S. Francesco è stato canonizzato il 1 maggio 1519 da papa Leone X, ed è stato nominato Patrono della Calabria nel 1962 dal Papa S. Giovanni XXIII e dei marinai d’Italia nel 1943 da Pio XII. Il messaggio sociale. Il messaggio sociale di S. Francesco non è codificato in scritti ed opere, ma, come è tipico della sua personalità semplice, è riconoscibile in atti concreti a favore dei poveri e degli umili. Sarà necessario quindi partire dalla considerazione degli atteggiamenti e degli avvenimenti della sua vita per comprenderne il messaggio. Durante il soggiorno del santo a Paola un esattore regio si presentò in quella città per riscuotere le tasse dette «delli fochi». A dire dello stesso santo questo esattore «E’ persona fastidiosissima, senza alcuna discrettione, e huomo senza carità...Signor mio... si degni per amor della carità di Dio e del prossimo venire a Paola. Non dico io che si occultino e fraudino li fuochi alla Maestà del Re, ... ma vorrei che la discrittione accompagnata con la pietà e santa carità fosse nelli Ministri del Stato Regio, non l’impietà, qual continuamente usano contra povere persone: vidue, pupilli, stroppiati et simili persone miserabili, quali di raggione devono essere absenti d’ogni gravezza... Guai alli ministri di giustizia che li è ordinato far la giustizia e lor fanno il contrario...» i toni sono forti in tutta la lettera come forti sono i soprusi di tali esattori che vessano i poveri. Il paolano non si risparmia, anche se a rischio della sua vita, di denunciare tali soprusi che nella sua spiritualità di amore agli altri provocano in lui il dispiacere per la condizione degli umili e in più l’impegno per la loro liberazione. È questa la perfetta dinamica delle beatitudini e delle maledizioni, nella conclusione della lettera s. Francesco dirà beati, seguendo il Vangelo, coloro i quali saranno trovati giusti nel giorno del giudizio. La sua fede nelle dinamiche divine è tale da sfidare tutti i poteri terreni, anche se grandi, come lo era per la Calabria quello del re di Napoli. Davanti allo stesso re di Napoli, andando in Francia, compirà un miracolo che è memorabile, al re che gli offriva un vassoio pieno di monete d’oro, Francesco chiese di restituirle ai sudditi a cui le aveva frodate con tasse ingiuste che dissanguavano il popolo, e presa una moneta spezzandola ne sgorgò sangue vivo. La denuncia, come dimostra questo avvenimento è chiara, senza esitazione, l’ingiustizia sociale in cui vivono i conterranei del santo muove il suo cuore e la sua azione non temendo pericolo per la sua persona. L’opera per la giustizia sociale proviene al santo da una virtù fondante che è la pace. La giustizia in lui è frutto della costruzione di una società fondata sulla pace. A due fratelli di Paterno che erano giunti alle armi per il possesso di un gelso intimò l’immediata riconciliazione e prendendo una spada divise l’albero a metà rendendo a ciascuno la sua giusta parte. Alcuni biografi scrivono, inoltre, che nel tempo delle guerre che vedevano scontrarsi i vari stati italiani si ritirava spesso in preghiera per intere settimane ad implorare la pace, mentre scrisse alcune lettere ai regnanti per una risoluzione pacifica dei conflitti. Scongiurò persino Carlo VIII re di Francia a non partire per la campagna d’Italia, senza esito, e gli predisse la sua disfatta. Ma il suo non fu solo un messaggio sociale, ma una vera opera di costruzione della pace e della giustizia, la sua restaurazione partiva dalle coscienze di ogni singolo. Molti che si recavano al suo eremo se ne ritornavano rinfrancati e convinti della necessità della conversione. L’eremita riusciva a toccare le coscienze fino a rendere palese l’errore e ad aiutare la persona a ravvedersi. In un’epoca in cui il lassismo aveva invaso anche la chiesa Francesco predica l’essenzialità dei beni terreni per la giusta condivisione con i poveri, ai suoi frati lascerà l’esortazione di vivere la povertà come segno di condivisione dei beni con i più poveri. Così in tutta la sua vita esortò i più ricchi a far si che i poveri non avessero a mancare del necessario. Inoltre fu amante della natura come Creato, e come luogo dove Dio ha posto l’uomo per abitarvi, ciò è dimostrato dal miracolo della guarigione di un cervo che era stato ferito da alcuni cacciatori a Paola. In conclusione la vita di S. Francesco fu un intero messaggio di esempio all’uomo di unione tra ispirazione divina fondata sulla preghiera e una vita all’insegna della giustizia, della pace e della difesa della dignità dell’uomo, virtù di cui fu specialmente testimone e costruttore attivo.

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Biografia Nicola Saggio

locamndina San Nicola Saggio

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